Skincare

Abbiamo davvero bisogno di una beauty routine da 10 step su un volo a corto raggio?

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Spoiler: no. Ti spiego come prepararti al meglio per splendere all’atterraggio. La tua barriera cutanea (oltre al passeggero del sedile accanto) ti ringrazierà

Il trend dei 10 step ad alta quota è l’ultima ossessione da social: l’hashtag #planeskincare accumula milioni di views e le bacheche sono invase da influencer che sfoggiano le loro routine di bellezza su voli transatlantici. E, a quanto pare, la mania della skincare in volo non resta confinata ai social ma esiste anche nella realtà, e su tratte molto più brevi di una Roma-New York.

Due settimane fa, sul volo Roma-Skiathos delle 11:55 – due ore appena, il tempo di un sorseggiare un succo d’arancia, leggere qualche pagina di un libro e sognare il primo tuffo nel Mar Egeo – ho assistito a una performance quasi da Oscar. La passeggera seduta al posto 14 E ha inaugurato il decollo trasformando il suo sedile in una vanity station personale: detergente schiumogeno con acqua minerale, tonico, due diversi sieri, una bella maschera in tessuto impregnata di acido ialuronico e, per chiudere in bellezza, un massaggio vigoroso con il rullo di giada.

Da persona che osserva l’evoluzione della cosmesi da 28 anni, il mio primo istinto è stato antropologico: ammirazione totale per la devozione (e niente male, a dire il vero, la sua selezione di prodotti). Il secondo, decisamente più pragmatico, è stato afferrare il gel igienizzante. Perché, diciamolo, l’aria di un aereo non è quella di una Spa e la classe economy non è un bagno privato. Soprattutto se stiamo solo sorvolando l’Adriatico.

La trappola dell’idratazione in quota

Prima di tirar fuori la tua pochette miracolosa a 10.000 metri d’altezza, sfatiamo qualche mito.

Il panico da cabina è comprensibile: la pressurizzazione degli aerei riduce l’umidità interna a livelli spesso inferiori al 20% (l’ambiente ideale per la pelle ha un’umidità compresa tra il 40% e il 70%). La pelle tira, appare spenta e l’istinto Millenial/Gen Z – fortemente alimentato dai video virali – è quello di bombardarla di prodotti. Tuttavia, esiste un paradosso che spesso viene ignorato: stratificare dieci formule diverse in un ambiente dall’aria riciclata e satura di batteri è il modo più rapido per compromettere la barriera cutanea. Inoltre, è vero che l’aria della cabina ha un tasso di umidità bassissimo, ma su un volo a corto raggio la pelle non fa in tempo a disidratarsi in modo drammatico.

Applicare una maschera in tessuto idratante in un contesto così arido, ad esempio, può generare l’effetto opposto: l’aria circostante è talmente secca da “risucchiare” l’umidità della maschera stessa e, di conseguenza, dagli strati superficiali dell’epidermide.

Senza contare il fattore igienico: toccarsi ripetutamente il viso dopo aver manipolato bagagli, cappelliere e cinture di sicurezza significa letteralmente intrappolare le impurità sotto strati di siero, aumentando solo il rischio di irritazioni e sfoghi improvvisi.

Beauty ad alta quota: meno prodotti, più buonsenso (senza dimenticare qualche regola di bon ton da cabina)

Rimango del parere che non serve un intero arsenale di prodotti per sopravvivere a un volo breve. Un conto è trovarsi a metà strada sopra l’Atlantico, a 35.000 piedi, avvolti nel silenzio ovattato di un volo notturno per New York, un conto è vendere la narrazione del jet-lag su un volo che dura quanto un pranzo sulla spiaggia. La contromisura più furba, pratica e chic (ma anche scientificamente più sensata) si riassume in una beauty routine semplice da mettere in atto prima e dopo il volo, insieme a pochi alleati essenziali e discreti da utilizzare, se necessario, prima di atterrare.

La cabina non è il bagno di casa: viaggia con texture leggere e compi micro-gesti rapidi e silenziosi. La cura di sé è un rituale sacro, ma la vera eleganza risiede, da sempre, nel senso del limite e del contesto. Ricorda che nelle tratte europee i sedili sono vicini, i braccioli contesi e gli spazi millimetrici: estrarre un rullo di giada per un massaggio linfatico mentre il carrello delle bevande ti sfiora il gomito non è self-care, è un’invasione di campo.

Cosa portare nella perfetta beauty-bag da viaggio

  • Un gel igienizzante, il presupposto fondamentale di qualsiasi gesto di bellezza e il vero eroe mai celebrato della skincare di bordo. Nessuna formula funziona se applicata con mani non perfettamente pulite.
  • Una mist idratante: una nebbia leggera, preferibilmente a base di acido ialuronico, estratto di rosa o aloe vera, che disseta all’istante, si nebulizza in un secondo e non richiede contatto fisico con la pelle. Niente acqua termale che seccherebbe ancora di più la pelle. L’aria della cabina sposterà inevitabilmente quella nuvola idratante: fai sempre attenzione alla camicia di lino del tuo vicino di posto.
  • Un balsamo labbra, perchè le labbra sono le prime a cedere all’aria secca d’alta quota. Un velo generoso mantiene la mucosa morbida e protetta per il primo sorriso dopo l’atterraggio.
  • Una crema multitasking, il mio pass-partout. Una formula ricca e lenitiva (pensa a quei classici tubetti da farmacia francese) da massaggiare sulle mani, sulle cuticole e, se proprio senti la pelle tirare, da picchiettare leggermente sugli zigomi per sigillare l’idratazione.

La vera skincare da viaggio si fa prima di partire e dopo l’atterraggio, nel comfort del del proprio bagno o della stanza d’hotel. Prima della partenza, effettua una detersione delicata, applica un siero antiossidante e fa seguire una crema barriera idratante che impedisca all’umidità della pelle di evaporare, così non dovrai toccarti il viso a bordo. Opta per un beauty look con un make-up minimal e ricorda di applicare una protezione solare Spf 50: i raggi UVA a quota di crociera sono intensissimi e i vetri non li schermano. All’atterraggio, puoi darti una rinfrescata con una salvietta e puoi riapplicare un nuovo strato di protezione solare.

Lascia rulli di giada e maschere restitutive nel bagaglio a mano, idratati frequentemente dall’interno con dell’acqua e goditi il viaggio: la dignità da jet-setter rimarra intatta e la tua pelle arriverà a destinazione radiosa, con la consapevolezza che l’unica cosa di cui avrà bisogno sarà un buon doposole e un incantevole tramonto vista mare.

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photo: credits Kate on Beauty

 

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Katia Sabato, fondatrice e editrice della webzine "Kate on Beauty". Beauty expert e appassionata di bellezza salutare, Spa e paradisi del benessere, dopo 17 anni di esperienza come imprenditrice nel business del mondo cosmo-profumato, dal 2012 si occupa di redazione di contenuti beauty sul web. Inoltre, dal 2019, Katia è co-founder del progetto "The Spa Duchesses", la cui mission è creare e sviluppare protocolli e rituali Spa ispirati all'esperienza millenaria della Medicina Orientale. Ne è un esempio il pluripremiato "Eastern Facelift & Gua Sha Facial" firmato Philosophia Botanica, vincitore di un Award come Miglior Trattamento Viso Spa dell'Anno 2020.